giovedì 11 giugno 2026

Aurisina Stazione ritrova il suo campetto: un luogo del cuore restituito alla comunità

 

Aurisina Stazione ritrova il suo campetto: un luogo del cuore restituito alla comunità

Ci sono luoghi che non sono soltanto spazi. Non sono semplicemente un campo, una rete, un muretto, una porta arrugginita o un cancello rimasto chiuso troppo a lungo. Ci sono luoghi che custodiscono la memoria di un paese, le voci dei bambini, le corse dei ragazzi, i primi amori, le amicizie nate senza appuntamenti scritti, senza messaggi, senza telefoni cellulari. Bastava una bicicletta, a volte un motorino, spesso soltanto un pallone di gomma. E ci si trovava lì.

Per Aurisina Stazione, quel luogo è stato per decenni il campetto davanti alla stazione.

Nato nel 1981 come struttura comunitaria collegata al Dopolavoro Ferroviario, il parco giochi e campo polivalente di Aurisina Stazione non fu mai soltanto un impianto sportivo. Era molto di più. Era un punto di ritrovo, un luogo di socialità, un pezzo vivo della frazione. La sua realizzazione fu possibile grazie ai fondi del Dopolavoro Ferroviario, ma anche grazie al contributo concreto della popolazione locale, del Principe della Torre e Tasso e dell’attuale Banca di Aurisina. Fu, fin dall’inizio, un’opera nata dal basso e per la comunità: un luogo costruito insieme, pensato per i bambini, i ragazzi, le famiglie e per tutta Aurisina Stazione.

In un’area allora popolosa, abitata da molte famiglie legate al mondo delle Ferrovie, con tanti bambini e ragazzi, quel campo divenne presto un riferimento naturale per intere generazioni. Lì si giocava a calcetto, a tennis, a pallavolo. Lì si organizzavano tornei, sagre, momenti benefici e serate popolari. Nei primi anni non mancavano i tornei di pallavolo e di tennis, la famosa Sagra dello Spiedino, i balli, le esibizioni e persino i concerti, tra cui quelli di Lorenzo Pilat.

Era un luogo semplice, ma pieno di vita. Un luogo nato da una comunità che seppe investire su sé stessa, sulle proprie famiglie e sui propri giovani.

Su quel campo sono cresciuti ragazzi e ragazze di Aurisina Stazione, di Aurisina Centro e delle zone vicine. Era il tempo del “muretto”, delle compagnie che si formavano spontaneamente, delle partite infinite, delle chiacchiere fino a sera. Non serviva molto per sentirsi campioni: una palla, due squadre improvvisate, qualche urlo, qualche discussione, e quel cemento che diventava stadio, palestra, piazza e casa.

E proprio lì, nel 1986, in concomitanza con i Mondiali di calcio, nacque l’Aurisina Cup. Un gruppo di ragazzi di quindici anni (io tra i promotori) diede vita, quasi per gioco, a quello che negli anni sarebbe diventato il torneo per eccellenza del calcio a cinque a Duino Aurisina. Da quel campetto di cemento, dove era più facile colpire il muro che la palla, l’Aurisina Cup ha fatto tanta strada: dal campo di Aurisina, con un impianto di illuminazione improvvisato, all’esperienza sul campo di San Giovanni a Trieste, fino alla sede attuale di Visogliano.

Nel 2026 il torneo arriva alla sua 39ª edizione, oggi intitolato Trofeo Andrea Miorin, arricchito da appuntamenti sportivi, solidali, enogastronomici, di animazione e intrattenimento. Un appuntamento estivo molto atteso e sentito dai ragazzi di oggi e da quelli di ieri, che continuano con entusiasmo a esserne protagonisti, in campo e fuori.

Ma l’origine resta quella. Il cuore resta lì. In quel campetto di Aurisina Stazione dove tutto è cominciato.

Per tanti anni si è cercato di recuperare quell’area, di sistemarla, di renderla nuovamente sicura e fruibile. Non sono mancati tentativi, richieste, disponibilità di associazioni e cittadini. Alcuni privati, anni fa, si erano anche adoperati volontariamente per togliere pericoli e sistemare le attrezzature, a beneficio dell’intera comunità. Perché quel luogo, anche quando era trascurato, non era mai stato dimenticato.

Poi è arrivata la chiusura, il cancello con il lucchetto, la sensazione amara di vedere sottratto alla popolazione uno spazio che per decenni era appartenuto alla memoria collettiva. Negli ultimi anni le Ferrovie non avevano più provveduto a manutenzioni ordinarie o straordinarie, se non alla rimozione del tetto in eternit della vecchia baracca. Eppure quel campo continuava a parlare. Parlava a chi ci era cresciuto, a chi ci aveva giocato, a chi ci aveva portato i figli, a chi ricordava le sagre, i tornei, le estati, le compagnie.

Nel 2024 la questione è tornata finalmente al centro dell’attenzione. Con l’interpellanza presentata il 7 febbraio in Consiglio comunale, si è chiesto al Sindaco e all’assessore competente di attivarsi nei confronti delle Ferrovie, o della proprietà, affinché il parco potesse rimanere aperto e fruibile. Si è chiesto anche di valutare la possibilità di acquisirlo, o comunque prenderlo in gestione, come bene utile alla comunità.

Da lì è partito un percorso concreto. Il Sindaco ha fatto propria la richiesta, avviando i contatti con Ferrovie. Ferservizi, Gruppo Ferrovie dello Stato, ha poi inoltrato la proposta contrattuale per un comodato gratuito quinquennale rinnovabile. Nel 2024 si è arrivati così alla presa in carico dell’area da parte del Comune di Duino Aurisina, con l’obiettivo di recuperarla, risistemarla e restituirla alla popolazione.

È un passaggio importante. Non soltanto amministrativo, ma simbolico. Perché recuperare quel campetto significa riconoscere il valore della memoria, dei luoghi di comunità, degli spazi condivisi. Significa capire che un parco giochi non è solo un insieme di attrezzature, ma un presidio sociale. Significa restituire ai bambini e ai ragazzi di oggi ciò che i ragazzi di ieri hanno avuto: un posto dove incontrarsi, giocare, conoscersi, crescere.

In un tempo in cui spesso ci si ritrova più sugli schermi che nelle piazze, riaprire un luogo come questo ha un significato ancora più forte. Vuol dire credere nella vita di paese, nelle relazioni, nello sport spontaneo, nella socialità semplice. Vuol dire dare continuità a una storia iniziata nel 1981 e mai davvero interrotta.

Quanti ricordi sono passati da quel campo. Quante partite, quante risate, quante amicizie. Quanti amori sono nati lì. Quante generazioni hanno lasciato un pezzo della propria giovinezza su quel cemento.

Ora quel luogo può tornare a vivere. Non come una copia del passato, perché i tempi cambiano, ma con lo stesso spirito: essere uno spazio aperto, sicuro, accogliente, a disposizione della comunità.

Aurisina Stazione ritrova così un pezzo della sua storia. E lo restituisce ai bambini, ai ragazzi, alle famiglie, agli anziani che ricordano, a chi c’era e a chi ci sarà.

Perché certi luoghi non appartengono solo al passato. Appartengono a tutti.

MASSIMO ROMITA 

ragazzo di Aurisina Stazione 







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